Mario Benedetti. Un grande scrittore.

Chi di noi, La tregua, Grazie per il fuoco, Fondi di caffè, Andamios. Cinque romanzi di Mario Benedetti, uruguaiano, morto qualche anno fa. Li ho letti di recente ed ho vissuto un’esperienza che raramente capita quando si legge un romanzo: mi ci sono ritrovato completamente. E’ come (quasi) se li avessi scritti io… Ho sentito, tra me e Mario Benedetti, una comunanza forte nei valori, nelle opinioni sul mondo e sulle presone, nelle riflessioni sulla vita e sul suo senso, nell’analisi della pochezza e della mediocrità dell’uomo e delle sue frustrazioni… E’ stata, davvero, una lettura coinvolgente. Una sorpresa travolgente.

E’ facile ricevere un pugno nello stomaco quando si legge un libro che racconta tragedie, guerre, violenze, prigionie e nefandezze di ogni genere (Un uomo, di Oriana Fallaci, ad esempio); ma ricevere il pugno quando si legge un romanzo che parla di cose piccole, normali, quotidiane, ordinarie, è una cosa per cui si deve rendere merito ad un grande scrittore di rara bravura e di grande genio. Benedetti, raccontando storie e fatti normalissimi che accadono a ognuno di noi, ci fa capire/sentire la miseria di un’esistenza in cui la felicità non è mai assoluta ed è solo temporanea e, anzi, non è altro che una tregua dentro a una quotidianità mediocre, noiosa e ripetitiva. Non ho nessuna intenzione di volermi presuntuosamente accostare a uno dei più grandi scrittori del ventesimo secolo, ma devo dire che anch’io, nei miei romanzi, ho cercato e cerco di raccontare l’esistenza dell’uomo che altro non è se non un fragile scorrere del tempo tra fatiche, sconfitte, noia, qualche sogno di fuga e qualche tregua…

 

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